Un’esperienza enogastronomica oltre ogni aspettativa
Ad ogni evento enogastronomico dell’Enoteca Culturale Altafiumara succede sempre qualcosa di speciale.
Non si tratta di una semplice cena con degustazione di vini.
E’ una vera esperienza immersiva, alla scoperta di profumi intensi, aromi decisi e sapori inimitabili.
Il protagonista indiscusso della dell’evento di Venerdì 16 Gennaio è il Gaglioppo, un vitigno a bacca nera coltivato nell’area di Cirò.
Il Gaglioppo, ad oggi, è conosciuto in tutta Italia e viene esportato in varie regioni, ideale per creare dei vini dal sapore e dal colore unici nel loro genere.
Articoli
Gli ospiti
Il vino come opportunità di condivisione
Ad ogni evento dell’enoteca c’è una certezza: il menù non resta certo in secondo piano.
Per questa esperienza enogastronomica,l’executive Chef Antonio Battaglia realizza quattro piatti originali e capaci di sorprendere ad ogni assaggio.
I piatti presenti alla degustazione non sono frutto di semplici ricette.
Sono studiati nei minimi particolari per abbinarsi al meglio ai protagonisti della serata.
Ed è proprio questo lo scopo di ogni piatto del menù: non oscurare il vino ma sposarsi a lui, creando così un equilibrio perfetto ad ogni assaggio.
Lo chef e la sua brigata preparano i vari piatti del menù davanti agli occhi di tutti.
Il risultato è uno spettacolo multisensoriale capace di far venire l’acquolina in bocca a tutti i partecipanti.
La cucina dello Chef Battaglia
Ricerca e passione a servizio del vino
A rendere ancora più indimenticabile questa sera alla scoperta del vino calabrese ci pensa l’Executive Chef Antonio Battaglia, che riesce in modo sapiente ad accompagnare ogni calice di vino ad una piatto studiato da lui nei minimi particolari.
Il menù da 5 portate crea un equilibrio perfetto tra i sapori di una cucina sapiente ed i profumi ed aromi dei calici di vino serviti a tavola. Il risultato genera un’armonia difficile da descrivere a parole, capace di travolgere il palato di ogni persona presente.
Lo chef e la sua brigata decidono di preparare ogni piatto del menù proprio davanti agli occhi dei suoi ospiti, rendendo così questa esperienza enogastronomica ancora più autentica e qualitativa.
Non è solo show cooking: è passione, cura e professionalità che prendono forma in ogni ricetta.
La narrazione
Quando il vino diventa cultura e simbolo di espressione
Il dialogo sul Gaglioppo inizia esponendo un concetto che è stato più volte ripetuto durante il corso della serata, fondamentale per comprendere a pieno l’amore e l’orgoglio che una comunità può provare verso il proprio vino locale.
Ogni Vino che arriva nelle nostre tavole, non è mai solo un vino.
Il vino racconta una storia tangibile attraverso il suo sapore, la sua fragranza ed il suo profumo.
E tutto ciò non dipende solo dal tipo di uva utilizzato o dal clima…
Esistono infatti molti vini realizzati con lo stesso tipo di uva e lavorati alle stesse temperature che però presentano dei sapori differenti gli uni con gli altri.
La differenza sta nella cura del vitigno, nelle usanze, nei rituali di macerazione e fermentazione che ogni produttore sceglie di utilizzare.
Ed è proprio così che si ottengono vini dai sapori differenti anche se apparentemente simili.
Alla luce di tutto ciò allora si potrebbe utilizzare il vino come chiave di lettura per comprendere al meglio la storia di un luogo e della comunità che ci abita.
Un vignaiolo francese una volta disse:
“Il vitigno è lo strumento con cui si suona lo spartito. Lo spartito è il luogo, costituito dalla gente che ci vive e che riesce, semplicemente vivendo all’interno del territorio, a rendere il vitigno unico nel suo genere.”
Le origini del vino di Cirò
Il racconto di ciò che oggi ci ha portati fin qui
Fatta questa premessa fondamentale per entrare nel cuore dell’esperienza, si passa poi ad un altro tema: il racconto della storia del vino di Cirò.
Non molti sanno che in realtà il noto vino calabrese realizzato con Gaglioppo, è famoso a livello nazionale solo da pochi anni, poco più di quindici per la precisione.
Tutto nasce nel 2008, anno particolarmente critico per i piccoli produttori di Cirò, i quali all’epoca producono solo poco vino e lo vendono per lo più a piccole realtà locali.
In quell’anno però l’identità del vino cambia: il vino realizzato con sola uva di Gaglioppo non è particolarmente apprezzato, per via del suo sapore leggermente aspro e per via del suo colore aranciato.
Viene proposto allora, ai produttori locali, di importare dell’uva proveniente da vitigni di altre regioni per mischiarla a quella del Gaglioppo così da creare un vino dal sapore più dolce e dal colore più intenso.
Ma molti produttori, tra cui la famiglia di Francesco De Franco e di Cataldo Calabretta decidono di declinare l’offerta: non lasciando così che il loro vino, capace di custodire la loro storia e le loro tradizioni diventi qualcos’altro.
I produttori allora uniscono le loro forze e decidono di aiutarsi a vicenda per creare dei prodotti di alta qualità. Imparano così a sfruttare al meglio il potenziale del Gaglioppo e nel giro di davvero poco tempo, ciò che sembrava essere uno svantaggio diventa un grande punto di forza.
In davvero poco tempo il vino di Cirò diventa conosciuto ed apprezzato in tutta Italia ed i produttori riescono così a renderlo un simbolo e motivo d’orgoglio regionale.
Da questa storia nascono i sei vini che i commensali assaporano con piacere durante la cena.
I vini
Nel cuore dell’evento
Ad aprire la degustazione è il Vino Anita, un vino Rosato realizzato con uva di gaglioppo e prodotto dall’azienda Biancopecora a Fermo, nelle Marche.
Si decide di portare a tavola un vino marchigiano per mostrare come il Gaglioppo, dopo il 2010, sia un vitigno importato da altre località ed anche per far comprendere fin da subito la personalità di questo vitigno: intenso, profumato e dal sapore puntenge.
Per dare il via alla degustazione, non può che esserci un piatto apparentemente semplice ma dal gusto travolgente: pane fatto in casa dallo chef accompagnato da olio locale.
Capace di riportarci alla semplicità della nostra infanzia ed ai sapori della tradizione.
Subito dopo viene portato a tavola un altro vino Rosato, Ligrezza del 2022. Realizzato con uva di Gaglioppo ma questa volta prodotto in Calabria, dall’azienda Terre di Balvia.
Anche questo vino presenta un colore tendente all’arancio e potremmo definirlo un vino capace di lasciare in bocca un senso di freschezza, nonostante al primo assaggio il suo gusto risulti quasi sapido, a causa del tannino presente all’interno.
La nota fresca di questo vino non è certo un caso: il 2022 per i produttori di vino è un anno delicato, poiché particolarmente caldo e proprio per questo motivo, molti produttori scelgono di iniziare il periodo di vendemmia qualche settimana prima rispetto al solito.
Il risultato è sorprendentemente positivo: grazie alla sapienza dei produttori, il vino prodotto risulta essere non solo buono, ma forse il vino più fresco mai prodotto con Gaglioppo.
Ad accompagnare il calice, una sfera di zucca fritta con all’interno una fonduta di pecorino. Piatto audace che riesce a bilanciarsi perfettamente al vino cirotano.
E’ il turno poi di un calice di vino Rosato IGP del 2024, dell’azienda produttrice A’ Vita.
Ultimo vino rosato servito a tavola, dal gusto più dolce, fermo e dalle note calde.
Gli esperti hanno infatti confermato che, tra tutti i vini rosati assaggiati a tavola, questo sembra essere quello più simile ad un vino rosso.
La scelta di portare questo vino a tavola non è casuale, gli ospiti infatti sottolineano come un buon vino rosato riesca ad adattarsi perfettamente anche alla tavola e non solo al momento dell’aperitivo.
A questo vino, lo chef sceglie di accostare una Tataki di tonno marinato al melograno con pompelmo rosa e zeste d’arancio, piatto ideale per riportare un tocco di freschezza all’interno del palato.
A seguire, dopo un momento conviviale in cui i partecipanti hanno esposto varie domande agli esperti, viene servito il vino Cirò Rosso Classico del 2023, della ditta produttrice L’Arciglione Cataldo Calabretta.
Questo è un vino con una grande storia alle spalle, non a caso la sua denominazione di “Classico” ha in realtà un grande significato. Questo termine, infatti, è utilizzato per riferirsi ad un vino prodotto all’interno di una “zona d’onore”, ovvero particolarmente favorevole per la sua resa.
Ad accompagnare questo calice è stata invece una prelibatissima Picanha con finocchi brasati, con una spuma di muo salata al caffè e fiore della cannella. Il sapore del piatto è incredibile grazie al giusto mix di dolce e salato che sorprende tutti i commensali.
Tocca poi di nuovo all’azienda produttrice marchigiana Biancopecora, questa volta però per i commensali è servito un calice di vino Rosso Forte del 2022.
In questo caso gli esperti sottolineano come, in questo calice, il sapore tendente all’aspro del Gaglioppo sembra essere quasi impercettibile.
Ciò a causa di una scelta dei produttori: che lasciano macerare il mosto per più di dieci giorni per poi farlo maturare per più di un anno all’interno di botti di cemento.
Arriva, infine, l’ultimo calice della serata. Un vino rosso Aoristo del 2019, della ditta Antonella Lombardo. Un vino dalla lavorazione molto complessa; Davanti agli ospiti c’è infatti il risultato di una raccolta del frutto molto tardiva, quasi vicina al periodo dell’appassimento dell’uva.
Tutto ciò avviene al fine di mettere in risalto una maggiore dolcezza senza l’aggiunta di zuccheri artificiali.
Si passa poi ad un periodo di macerazione molto lungo e poi ad un periodo di fermentazione in acciaio di circa quindici mesi.
Infine si passa ad un anno di invecchiamento all’interno della bottiglia.
Tutto ciò consente di ottenere un vino Gaglioppo rosso complesso dal sapore intenso ed aromatico.
A conclusione di questo menù,lo chef sceglie di realizzare un piatto innovativo ed unico nel suo genere. Propone un piatto con all’interno ben 3 preparazioni differenti con il formaggio Caprino aspromontano stagionato a 30 mesi.
Le varianti sono le seguenti:
-Spaghettino caprino e pepe.
-Sferificazione inversa con confettura di “pruna ri frati” di Terranova e noci.
-Caprino al naturale.
Il gusto sapido e pungente del caprino al naturale è messo a confronto con le due proposte gourmet e rivisitate dello chef, che lasciano tutti gli ospiti a bocca aperta: sia per lo studio del piatto in ogni minimo particolare sia per il sapore delicato ma deciso.
Ed è così che, tra le ultime chiacchiere e gli ultimi ringraziamenti si conclude questa esperienza alla scoperta del vino Gaglioppo.
Ormai è chiaro a tutti che ciò che è successo all’Enoteca dell’Altafiumara è molto più di una cena: è un viaggio alla scoperta della storia e delle origini delle piccole aziende calabresi che, con tanto amore e passione per il proprio mestiere sono arrivate fino a qui, oggi, pronte a continuare a scrivere una storia vinicola che non vuole più essere lasciata in disparte.



Polo Culturale Altafiumara