L’enoteca racconta luoghi preziosi
Cosa rende un vino di qualità?
Questa è forse una delle domande a cui rispondiamo di più durante le nostre degustazioni.
Da mesi ormai cerchiamo di far comprendere che la qualità di un vino non è dettata solo da fattori scientifici o tecnici: sono la sua storia, la sua identità ed il luogo in cui cresce a renderlo speciale
E’ proprio per questo motivo che, questa sera, vogliamo dare voce ad alcuni vitigni calabresi di grandissimo valore, con i quali si realizzano vini che riescono a trasmettere emozioni sorso dopo sorso.
Oggi compieremo un viaggio alla scoperta dei vitigni eroici.
Ma cosa significa davvero questo termine?
Si tratta di piante stanziate in un territorio svantaggioso per la loro crescita e per la loro coltivazione.
Sono viti molto fragili e quasi a rischio d’estinzione a causa delle sfide continue a cui sono sottoposte: fattori come il clima, l’altitudine o la loro collocazione geografica rendono la loro coltivazione particolarmente difficile.
Non a caso è nato il termine di viticoltura eroica, per riferirsi a tutti quei produttori che decidono di compiere un gesto “eroico”, dedicandosi alla coltivazione di queste viti.
Uomini e donne che nel corso degli anni hanno imparato a raccogliere frutti su terrazzamenti rocciosi, su scogliere o montagne a mani nude, a volte mettendo persino a rischio la loro vita.
Oggi come allora, la vendemmia di questi vitigni avviene senza alcun aiuto meccanico, per via delle particolari condizioni delle aree in cui crescono.
Attualmente esiste un decreto legislativo dell’Unione Europea che riconosce ufficialmente i vitigni Eroici come specie da tutelare e che aiuta, attraverso fondi, i viticoltori Eroici.
Ma cosa rende davvero “eroico” un vitigno? È sufficiente che rispetti anche solo una di queste condizioni estreme, dove la natura detta le regole e l’uomo lavora con pazienza e coraggio:
● Si trova oltre i 500 metri di altitudine
● Cresce su pendii con una pendenza superiore al 30%
● È situato su un’isola, spesso in contesti isolati e difficili da raggiungere
● Viene coltivato esclusivamente a mano, senza alcun supporto meccanico
Ma perché è così importante parlare dei vitigni eroici?
Perché far conoscere a tutti la realtà e la storia di questi vitigni è un dovere.
Ad oggi sempre più vitigni eroici stanno scomparendo.
Sono infatti davvero poche le aziende che ancora si dedicano pienamente a questa produzione, considerata costosa, faticosa oltre che ad essere poco competitiva rispetto a tutte le altre offerte presenti sul mercato moderno.
Quello che si dovrebbe davvero comprendere però è che queste piante sono molto più di vitigni: sono la forma d’espressione naturale del nostro territorio.
Una forma di vita che non chiede il permesso ma affonda le sue radici in un luogo che, seppur scomodo, è meraviglioso ed arricchisce l’intero ecosistema.
Preservare queste specie e garantirne la coltivazione costituisce un impegno verso il recupero della biodiversità che nessuno di noi può più ignorare.
Articoli
Custodi di un patrimonio sconosciuto
L’associazione italiana enoguide ed evoguide da voce ai vitigni eroici d'Italia
Fortunatamente esistono tante associazioni e centri di ricerca che lavorano a contatto con i vitigni eroici.
Questa sera abbiamo a tavola con noi proprio una di queste, l’Associazione Italiana Enoguide ed Evoguide, che ormai da anni lavora con un unico scopo: dare giustizia ai vitigni eroici d’Italia, per raccontare una realtà diversa, forse meno conosciuta ma non per questo meno autentica.
L’associazione è supportata dal CERVIM (Centro di Ricerca Viticoltura Eroica), che studia le diverse caratteristiche dei vitigni eroici di montagna di varie parti d’Italia.
A rappresentare l’associazione Gennaro Convertini, che coinvolge tutti gli ospiti in un dialogo alla scoperta dell’identità e delle caratteristiche dei cinque vini calabresi protagonisti della serata.
Ma l’esperto non è il solo a guidare questo racconto esperienziale, ad arricchire la serata sono i tanti interventi dei produttori calabresi di alcuni vini protagonisti sulla tavola.
Non è stato un semplice incontro ma un modo per entrare davvero a contatto con la vera anima del nostro territorio: tutti i partecipanti ascoltano con interesse e partecipano in prima persona, facendo domande ed osservazioni molto interessanti che arricchiscono e rendono ancor più piacevole la degustazione.
Cinque vini, una sola anima
I vitigni eroici calabresi a tavola
I cinque vini selezionati attentamente dallo Chef Antonio Battaglia e dagli esperti hanno un unico comun denominatore: sono realizzati con vitigni Eroici della Calabria.
Il primo vino presentato agli ospiti è Suggianzi 2025, dell’azienda produttrice Altomonte a Palizzi.
L’imprenditore agricolo Antonino Altomonte è seduto tra gli ospiti e racconta la storia della sua azienda: spiega fin da subito che coltivare viti eroiche è molto difficile rispetto al passato, ma sente il bisogno di doverlo fare per salvaguardare le vigne di famiglia.
Il vino Suggianzi è un vino bianco ottenuto dall’unione di tre vitigni eroici molto antichi.
Si tratta di viti selvatiche che non crescono in grande quantità, per via dei piccoli spazi nei quali nascono.
Ma non per questo la qualità del prodotto è minore… anzi, è l’esatto contrario: i vitigni sono privi di ogni forma di stress poiché è impossibile praticare una coltura intensiva.
Il risultato è una produzione di nicchia, che racconta il territorio della provincia reggina grazie al suo sapore semplice, equilibrato e fresco.
La narrazione eroica prosegue con il secondo vino, Antonè 2025, dell’azienda produttrice Le Conche.
A tavola arriva un vino privo del profumo tipico del rosè a causa della sua giovinezza, che gli ha impedito di sprigionare tutti i profumi dati dalla frutta.
E’ un vino dal sapore fresco, leggermente dolce e poco frizzante anche a causa dell’altitudine in cui vengono raccolti i frutti del vitigno: che cancella le note acide tipiche del rosè per lasciare spazio ad un gusto fresco e leggermente dolciastro.
Ecco poi il turno del vino Murace 2023, dell’azienda produttrice Cosmi.
Vino rosso di punta dell’azienda, anche grazie alla sua Denominazione d’Origine Controllata.
E’ un vino eroico ottenuto da ben tre uvaggi differenti, tutti coltivati in pendenza nel territorio di Bigongi: Gaglioppo, Greco Nero e Calabria Nero.
L’enologo e imprenditore dell’azienda, Cosimo Murace, puntualizza che si tratta di un vino biologico, realizzato con molta cura da parte dei suoi viticoltori.
E’ un vino dal sapore speziato, corposo ma non invadente, che avvolge il palato grazie ad un sapore inebriante.
Armacìa 2023 è il quarto vino servito a tavola, dell’azienda agricola Criserà.
Il suo nome fa riferimento ai muri rocciosi e terrazzati tipici della Costa Viola, in cui crescono i vitigni eroici che gli danno vita. Non a caso, il suo sapore è leggermente sapido e ricorda la mineralità della pietra delle scogliere.
Ma questo non è certo l’unica nota presente; Ad ogni sorso, infatti, gli ospiti sono investiti da un sapore fruttato ed un profumo floreale.
E’ un vino color rubino dalle note prevalenti di frutti rossi, la viola e la prugna.
Ultimo, ma non certo per importanza è il vino Britto 2020, dell’azienda Colacino Wines.
Un Savuto Classico Superiore Denominazione d’Origine,Controllata, realizzato con uve eroiche che crescono a più di 600 metri d’altezza dal livello del mare.
Un vino corposo, dal colore intenso e dal un sapore deciso ed inconfondibile, caratteristiche principali dei vini calabresi.
Ha delle note che ricordano la frutta matura e le spezie che scaldano il palato e ti fanno venir voglia di berne ancora.
La cucina dello chef
Menù che esalta il vino e celebra il territorio
Parte fondamentale delle nostre degustazioni è il racconto del nostro territorio anche attraverso la cucina.
Anche questa volta l’Executive Chef Antonio Battaglia ha superato le aspettative di ogni commensale, con un menù che non accompagna il vino né lo oscura ma lo esalta, grazie a sapori ricercati ed abbinamenti originali, difficili da descrivere a parole.
Il primo piatto del menù è uno stracchinato dell’altopiano vibonese in crosta di mais con composta di pere e pompelmo rosa.
Un’esplosione di consistenze e sapori unico: la croccantezza della crosta di mais si sposa alla perfezione con la morbidezza dello stracchino caldo e filante, mentre la composta regala una nota di dolcezza che pulisce il palato.
Si prosegue con un piatto che suscita una domanda: Si può utilizzare un ingrediente tipico della nostra tradizione per creare un piatto proveniente da una cultura lontana?
La risposta è si.
Si tratta di un ramen di calamaro: il suo profumo intenso invade la sala ed al momento dell’assaggio risulta essere un piatto deciso, sapido e dal sapore agrumato ed avvolgente.
Il viaggio gastronomico intorno al mondo continua con una ricetta studiata nei minimi particolari: Raviolini di sedano rapa alla fragola con pancetta stufata.
E’ un piatto molto complesso e saporito: la pasta dei ravioli in realtà è realizzata interamente con il sedano rapa, che dona all’impasto un colorito roseo. Il ripieno, grazie alla salsa di soia, sembra ricordare il sapore di un piatto orientale se non fosse per il maiale, un tocco calabrese che dona al piatto la giusta grinta.
Segue poi uno Gnocco di patate ripieno di agnello e salsa al mirto.
A questo punto ogni ospite si starà sicuramente chiedendo: “ Come può essere uno gnocco ripieno?”
E’ molto semplice: si tratta di uno grande gnocco che al suo interno custodisce un ripieno fatto di ragù d’agnello, dal gusto delicatissimo e che si scioglie in bocca.
La salsa al mirto completa il piatto: lo avvolge completamente con un gusto caldo e leggermente fruttato, ideale abbinato al vino.
Per concludere questa cena un piatto che accoglie, come una coccola calda.
Gulash Calabria Made: una carne tenerissima lasciata a cuocere a fiamma bassa, per esaltare al meglio il suo sapore autentico. La salsa messa come topping non accompagna la carne ma esalta al meglio il suo sapore, donando una nota di dolcezza che equilibra al meglio i sapori.
La nostra promessa:
Più impegno verso la nostra terra
Arrivati ormai alla fine dell’evento è chiaro per tutti che, attorno alla tavola dell’Enoteca Culturale non si assaggia solo del vino: si beve fatica, si assapora coraggio, si respira l’odore della terra degli uomini e delle donne che hanno scelto e scelgono di non arrendersi.
Quello che oggi vogliamo celebrare è il racconto vivo di un territorio che esiste, che resiste e che vuole essere conosciuto.
L’evento di oggi non è un punto d’arrivo, ma un punto di partenza.
Ci piacerebbe pensare che, da ora in poi, ognuno prima di comprare o assaggiare un vino si interroghi non solo sulla sua gradazione o fermentazione ma sulla sua identità e su cosa rappresenta per il nostro territorio.
Cosa siamo disposti a fare per proteggere ciò che è autentico?
Quanto siamo pronti a scegliere, consapevolmente, la bellezza di ciò che è difficile da ottenere rispetto alla comodità di ciò che è facile da trovare?
La risposta, infondo, è più semplice del previsto e sta in ciò che scegliamo di bere.
Basta solo comprenderlo.



Polo Culturale Altafiumara