L’enoteca incontra una nuova narrazione della Calabria
Questa sera alla nostra enoteca c’è un clima diverso, ricco di novità ed emozioni da scoprire.
Vi siete mai chiesti perchè un vite è presente in un territorio piuttosto che in un altro?
Come ci è arrivata? Qual è la sua storia?
Ognuna di queste risposte si trova nell’antropologia, anche grazie al lavoro dell’Associazione Calabria Wild Wine. Questa materia va oltre la descrizione scientifica del vino, a cui tutti siamo abituati.
Non studia la fermentazione e la gradazione del vino.
Analizza la storia, l’identità e l’evoluzione dei vitigni, cercando una connessione tra le varie parti del mondo.
La Malvasia è la protagonista assoluta di questa sera, scelta ideale per compiere questo viaggio alla scoperta dell’identità della Biodiversità calabrese.
Ciò che in realtà non tutti sanno è che sarebbe più corretto parlare di Malvasie, perché esistono tantissime tipologie di vitigni che rientrano in questa denominazione.
Si tratta di specie prodotte in tantissime parti del mondo: Grecia, Croazia, Spagna, Portogallo ed in molte regioni d’Italia.
Vi starete chiedendo cosa hanno in comune tutti questi luoghi apparentemente così diversi tra loro… La risposta è semplice: si affacciano tutti sul Mediterraneo.
Questo è solo l’inizio di una storia affascinante e che non vediamo l’ora di vivere insieme.
Articoli
CALABRIA WILD WINE
Passione e studio della realtà vinicola della Calabria
Il viaggio alla scoperta della Malvasia è guidato da Vittorio Portiglia, che riesce a coinvolgere ogni partecipante grazie al suo carisma ed alla sua passione.
L’esperto è il Co-fondatore dell’associazione Calabria Wild Wine che ormai da anni lavora duramente per far conoscere e per salvaguardare i vitigni della Calabria.
Ad oggi Calabria Wild Wine analizza più di 180 vitigni calabresi all’interno di due campi di salvataggio, creati appositamente per proteggerli e per evitarne l’estinzione.
E’ un lavoro intenso, possibile solo grazie al confronto con tanti produttori locali della Calabria e grazie alla collaborazione con ricercatori del reparto agrario dell’Università di Reggio Calabria.
DENTRO LA STORIA DELLA MALVASIA
Lo studio del passato per comprendere il presente
Ad oggi in Calabria si coltivano tre vitigni di Malvasia:
-Malvasia Bianca
-Malvasia Lunga Bianca
-Malvasia delle Lipari.
Tutte queste Malvasie producono quasi completamente uva bianca e solo il 5% di queste bacche sono rosse.
Questo, inaspettatamente, va “contro” a quello che credevamo di sapere; ovvero che la Calabria produce prevalentemente vino Rosso.
Vittorio Portiglia spiega fin da subito che, in realtà, la specie della Malvasia è estremamente pregiata, nonostante pochi conoscano davvero la sua storia.
E’ proprio da questa premessa che ha inizio il racconto travolgente alla scoperta delle sue origini.
Tutto ha inizio da Monemvasia, una piccola isola della Grecia in cui si pensa che sia nato il primo vitigno della Malvasia.
Non a caso l’etimologia del nome del vitigno sembra derivare proprio dalla parola Monemvasia, che significa letteralmente “con una sola entrata”, probabilmente per via del solo porto presente dell’unico porto sull’isola.
I primi documenti che affermano la presenza della Malvasia in Grecia risalgono al periodo storico in cui la repubblica della Serenissima di Venezia occupa diversi territori del Mediterraneo, Monemvasia compresa.
I Veneziani comprendono fin da subito le grandi potenzialità del vino con Malvasia: passiti dolci dal sapore unico.
Così decidono di non farsi sfuggire questa grande opportunità e nel giro di poco tempo importano delle viti di Malvasia anche a Creta e poi a Dubrovnik (oggi Ragusa, in Croazia) per espandere la produzione e commerciare il vino in tutta Europa.
Il successo del vino con Malvasia è eclatante: tutti apprezzano il suo sapore dolce e nel giro di davvero poco tempo diventa un vino pregiato e di grande qualità.
Tutto cambia durante il 1400 D.C.
Periodo in cui gli Ottomani occupano con la forza i territori della Serenissima a causa delle Crociate.
E’ proprio allora che i veneziani scelgono di trasferire le piantagioni e le bottiglie di vino con Malvasia in Italia.
Nel giro di pochissimo tempo il vitigno viene coltivato in tante regioni del centro italia e diventa il preferito dalla nobiltà, che inizia a richiederne in grandi quantità .
Al seguito di tanta domanda, molti produttori particolarmente astuti decidono di spacciare i loro vini, realizzati con altri vitigni, per vini con Malvasia.
Perché? La risposta è molto semplice: era un vino molto caro, destinato all’alta società.
Ed oggi invece?
Esistono circa diciotto specie di Malvasia che, in realtà, non presentano alcuna parentela tra loro.
Si tratta di diciotto vitigni con bacche diverse e sapori differenti che però sono simbolo di una storia vinicola italiana affascinante e che merita di essere ricordata.
La storia incredibile però non finisce qui.
Solo nel 2005 delle ricerche mostrano che i vitigni della Malvasia dei territori di Spagna, Portogallo, Croazia, Sardegna, Sicilia e Calabria non solo si somigliano tra loro ma hanno anche una reale parentela.
Questa scoperta per gli enologi è al dir poco sconvolgente: significa che probabilmente il vitigno della Malvasia è il vino più antico di tutto il Mediterraneo, importato ancora prima che lo facessero i veneziani nei territori del Sud.
LA MALVASIA DELLE LIPARI
Un viaggio alla scoperta del vino del Mediterraneo
E’ il momento di assaggiare i quattro vini protagonisti.
Ogni vino scelto per gli ospiti è realizzato con il vitigno della Malvasia delle Lipari, ognuno proveniente da zone geografiche differenti.
Durante l’assaggio in sala cala un silenzio ricco di significato: ognuno osserva attentamente il colore dei vini, ne sente il profumo e li assapora lentamente.
Solo dopo aver concluso questo momento così intimo si passa poi al confronto e scambio reciproco di opinioni: qui non esistono esperti o risposte giuste e sbagliate, solo tanti appassionati che conversano sulle loro sensazioni dopo l’assaggio.
Ci piace tanto pensare che questo sia il modo migliore per entrare davvero a contatto con la parte più autentica del vino: lasciandosi guidare solo dai propri sensi.
I primi due vini ad essere serviti a tavola sono il Francangelo, dell’azienda produttrice Punta Aria in provincia di Messina e Particella Cinquantotto, dell’azienda di Antonella Lombardo a Bianco.
Entrambi sono due vini secchi e questa è una particolarità nei vini con Malvasia, perchè generalmente sono realizzati sotto forma di passiti.
In particolare è stato il secondo vino, Particella Cinquantotto, del 2019 ad essere il primo vino di Malvasia prodotto in modo “rivoluzionario” rispetto alla norma.
Ma questa esperienza non si limita solo alla scoperta del vino della Malvasia.
Del resto, parte della magia delle nostre degustazioni enogastronomiche è merito della cucina dell’Executive Chef Antonio Battaglia.
Per esaltare al meglio ogni nota dei vini arriva a tavola una proposta speciale e decisamente audace: un kebab di ricciola alla brace servito con patate al forno.
Il suo sapore, come si può facilmente intuire, è tutto tranne che banale: delicatissimo e dalle note agrumate, capace di sciogliersi in bocca al primo boccone.
E’ una portata originale e fresca, ideale per dare il via ad una cena ricca di gusto.
Dalle impressioni dei commensali è emerso che entrambi i vini sono gradevoli all’assaggio e di grande qualità: Il vino Francangelo ha un sapore tenue, dalle note delicate e poco invasive rispetto a Particella Cinquantotto, che invece invade subito le papille gustative e travolge con il suo sapore pungente.
Entrambi i vini sono molto profumati, leggermente sapidi e lasciano in bocca un retrogusto di “mandorla leggermente amara”.
Probabilmente Particella Cinquantotto, tra i due, ha un sapore leggermente più aspro per via della sua vinificazione, che esalta ogni profumo e mantiene il colore oro.
Successivamente, lo Chef introduce il piatto Guazzetto di mare ma…
In sala cala un silenzio curioso, un velo di mistero invade la sala tra il profumi del mare.
Tutti attendono di capire quel “ma” sospeso, finché il primo assaggio non svela l’enigma: un fondo di cipolla stufata, dolce e avvolgente, che dona la giusta grinta al piatto.
Il guazzetto non ha bisogno di particolari spiegazioni: il sapore delicato del pesce è esaltato al meglio dalle spezie e dalla cipolla, che dona la giusta grinta al piatto.
Ma il dialogo prosegue.
Tocca al terzo vino della serata, Euxenos dell’azienda produttrice delle Tenute di Castellaro nell’isola di Lipari.
E’ un orange wine ovvero un vino bianco che viene vinificato come rosso.
Viene sottoposto ad un lungo periodo di macerazione e fermentazione: più di dieci mesi all’interno di anfore di cocciopesto ed altri sei in bottiglia.
Già solo dopo il primo assaggio tutti gli ospiti classificano l’Euxenos come un vino elegante, profumatissimo e dal sapore travolgente.
Il piatto scelto dallo chef, questa volta, è la rivisitazione gourmet di un piatto della tradizione calabrese: una tartare di stocco alla ghiotta.
Lo stocco riesce a bilanciare perfettamente il sapore del vino senza mai oscurarlo mentre invece, la sua interpretazione della ghiotta è così originale da sembrare anomala: una polvere che ricorda il sapore del pomodoro e del cappero.
Un piatto sicuramente molto apprezzato da tutti.
L’ultimo vino servito a tavola è il Malvasia de Sitges dell’azienda Cellar Can Pages, a Barcelona in Spagna.
E’ un passito, il vino con Malvasia per eccellenza.
Ha un sapore inebriante: dolce, avvolgente e dalle note calde, capaci di scaldare il palato.
Conclusione perfetta per questa degustazione.
Ma l’evento non può certo finire così,
Del resto, ogni cena merita un dessert per chiudere in dolcezza.
Il profumo del caramello leggermente tostato e della vaniglia avanza per la stanza: si tratta di una crema catalana con bergamotto e liquirizia.
Un omaggio alla cucina spagnola rivisitata in chiave calabrese, perché come ormai sappiamo bene lo chef non riesce a non mettere un pizzico di calabria in ogni suo piatto… persino nei dolci!
MALVASIA: NON SOLO VINO MA STORIA VIVA
Tra gli ultimi scambi di opinioni, ci si avvia verso la fine della serata alla scoperta di uno dei vitigni più antichi e pregiati del Mediterraneo.
Vittorio Portiglia conclude la serata specificando quanto, per Calabria Wild Wine, sia importante continuare a promuovere il vitigno della Malvasia, al fine di creare una maggiore consapevolezza nei consumatori, affinchè questa specie non scompaia.
E’ infatti noto che non tutti sono a conoscenza della storia e di ciò che questo vino rappresenta nel mondo.
Il vitigno della Malvasia e tutti i produttori nel mondo che lavorano duramente meritano una pagina all’interno della grande storia del vino.
Noi, questa sera, speriamo tanto di aver contribuito a scriverla.



Polo Culturale Altafiumara